Secondo un’inchiesta esclusiva di Reuters, basata su documenti governativi, testimonianze di sette dipendenti federali e tre esperti in appalti pubblici, Grok – il chatbot di intelligenza artificiale sviluppato da xAI, la società di Musk – risulta quasi del tutto assente nell’inventario ufficiale dell’IA in uso nel governo americano.
Un flop che arriva proprio mentre SpaceX si prepara a quella che potrebbe essere la più grande offerta pubblica iniziale della storia.
I registri consolidati del 2025 dell’Office of Management and Budget (OMB), l’ufficio della Casa Bianca preposto al coordinamento della spesa federale, censiscono oltre 400 casi documentati di utilizzo dell’intelligenza artificiale nelle agenzie del governo americano. Di questi, solo tre risultano riconducibili a Grok o a xAI. Un dato che impallidisce di fronte ai 234 casi che coinvolgono tecnologie OpenAI – tra cui ChatGPT, Codex e Microsoft Copilot – ai 33 legati ai prodotti Alphabet come Gemini, e ai 26 che riguardano Claude di Anthropic, peraltro nel frattempo inserito nella lista nera dall’amministrazione Trump.
La sproporzione è tanto più significativa se si considera il contesto politico in cui opera Grok. Musk ha fatto del dispiegamento capillare dell’intelligenza artificiale nell’apparato federale uno dei principali obiettivi del suo Dipartimento per l’Efficienza Governativa (DOGE), e in settembre aveva annunciato personalmente l’accordo tra xAI e la General Services Administration (GSA), l’ente che gestisce i contratti tecnologici del governo, dichiarando di voler lavorare con il presidente Trump per “implementare rapidamente l’IA in tutto il governo a beneficio del Paese”.
Nei pochi casi in cui Grok è presente nei registri federali, il suo utilizzo appare tutt’altro che strategico. Presso l’Office of Personnel Management (OPM) e il Dipartimento della Salute e dei Servizi Umani (HHS), il chatbot veniva impiegato per compiti di basso profilo: generare prime bozze di documenti o pubblicare contenuti sui social media. In altri due casi, il Lawrence Livermore National Laboratory del Dipartimento dell’Energia e la Commissione di Assistenza Elettorale lo avevano adottato esclusivamente in “fase di test limitata o pilota”.
Il contrasto con i concorrenti è netto: alla DARPA, il leggendario braccio di ricerca e sviluppo del Pentagono, una fonte con conoscenza diretta della situazione ha riferito a Reuters che gli ingegneri preferiscono Gemini di Google per l’analisi tecnica e Claude di Anthropic per la scrittura, la codifica e la ricerca. Grok, secondo questa fonte, “semplicemente non è il miglior modello disponibile” e nei circoli più sofisticati dell’agenzia viene ignorato a favore delle alternative.
Il mese scorso, xAI avrebbe perso anche una gara d’appalto indetta dal Dipartimento degli Affari dei Veterani per lo sviluppo di un prodotto basato sul suo chatbot: secondo una persona informata sulla vicenda, Grok non avrebbe soddisfatto i requisiti tecnici richiesti dal dipartimento. Un’altra sconfitta in un settore dove la reputazione si costruisce lentamente ma si perde in fretta.
La notizia arriva in un momento particolarmente delicato per Musk e per SpaceX, poiché la società aerospaziale si appresta a quello che potrebbe essere il più grande debutto in borsa della storia, con una valutazione dichiarata di 1.750 miliardi di dollari. Una cifra monstre che poggia in misura significativa sulle proiezioni di crescita di xAI: in un recente documento depositato presso le autorità di regolamentazione, SpaceX ha indicato nell’intelligenza artificiale per grandi aziende e organizzazioni la sua principale opportunità futura, stimando il mercato potenziale totale in 26.500 miliardi di dollari – più di qualsiasi altra sua attività, compreso il trasporto spaziale.
Ma le ambizioni di xAI si scontrano con una realtà operativa che sembra raccontare una storia molto diversa. “I dati dell’OMB sollevano dubbi sulla capacità di Grok di sottrarre quote di mercato ai leader del settore”, osserva Valerie Wirtschafter, ricercatrice presso la Brookings Institution che studia l’adozione dell’IA nel governo federale. La scarsa penetrazione tra le agenzie federali è un “segnale d’allarme”, ha dichiarato a Reuters Vineet Jain, cofondatore e CEO di Egnyte, società specializzata in software aziendale basato sull’IA. “Suggerisce che il modello non abbia il rigore di sicurezza richiesto a livello federale, il che sarà un campanello d’allarme anche per gli acquirenti aziendali. Senza la validazione del governo, la valutazione da 1.750 miliardi sembra meno un pavimento e più un soffitto”.
Secondo i dati forniti a Reuters dalla società di analisi Netskope, che monitora come migliaia di aziende clienti si connettono ai modelli di intelligenza artificiale, l’adozione aziendale di Grok è in calo costante, passata da un picco di 5 utenti ogni mille a soli 2 su mille. Ma c’è di più: i dipendenti che pure lo utilizzano vi trascorrono meno della metà del tempo rispetto a chi usa ChatGPT.
Nel frattempo, xAI sta cercando di ottenere la certificazione FedRAMP High – il requisito minimo per lavorare con dati governativi sensibili – con il supporto del Dipartimento dell’Agricoltura (USDA). Ma tre funzionari informatici dell’USDA interpellati da Reuters hanno dichiarato di non essere a conoscenza di alcun utilizzo di Grok all’interno della loro agenzia. L’USDA si è limitato a dichiarare di essere “orgoglioso di sponsorizzare Grok”, senza fornire dati sull’effettivo utilizzo.
xAI non ha risposto alle domande dettagliate di Reuters. L’OMB non ha rilasciato commenti.
Quel che emerge dai dati, tuttavia, è il ritratto di un prodotto che – nonostante il vantaggio competitivo unico di avere il suo fondatore al centro del potere politico americano – non è riuscito a convincere né i burocrati federali né i manager aziendali. Un paradosso che, alla vigilia di un’offerta pubblica iniziale costruita in parte sulla promessa dell’IA, potrebbe costare caro agli investitori più ottimisti.

